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Lavoro e crisi, come la psicologia aiuta
La crisi economica ha modificato percezioni e comportamenti di lavoratori, compresi gli imprenditori, e dei disoccupati. Il senso di solitudine, spesso reale, e di frustrazione tende a essere poco condiviso amplificando il malessere. La preoccupazione per un lavoro che non si trova come le condizioni economiche di chi ha un lavoro precario concorre a creare ansia, perdita di autostima, alterazioni dell’umore. Il disagio emotivo si ripercuote nella vita quotidiana, intaccando anche i rapporti familiari e sentimentali. Gli esperti in psicologia del lavoro, attraverso i centri di ascolto attivi in ogni zona d’Italia, aiutano le persone in condizioni di disagio a tirare fuori le proprie inquietudini. Secondo i casi è diverso l’approccio utilizzato dagli psicologi, anche in relazione alle soluzioni da ricercare.
Chi ha perso il lavoro e ha difficoltà di un reinserimento occupazionale, vede crollare le certezze non solo economiche. Di colpo sente che perde di valore il ruolo occupato nella società, come individuo e come parte di un nucleo familiare. I sentimenti di rabbia, umore instabile e mancanza di autostima possono portare a uno stato d’isolamento. Agire in tempo è importante per evitare situazioni più gravi come depressione e attacchi di panico. Lo psicologo indirizza la persona colpita da questo disagio a modificare il punto di vista da cui guarda la propria situazione. Infatti, la perdita del lavoro e la difficoltà a trovarlo sono spesso vissute come un fallimento personale e si tende ad attribuire la colpa a se stessi invece di considerare che anche fattori esterni possano avere un peso determinante. Guardare la realtà da prospettive differenti, può aiutare a non colpevolizzarsi e, superato questo scoglio, a focalizzarsi su pensieri positivi per ricercare potenzialità nascoste che ignoravamo.
Gli psicologi osservano che è importante liberarsi delle convinzioni condizionanti. Accade che famiglia, studi, relazioni sociali insinuino inconsapevolmente in noi credenze limitanti che non permettono di cambiare rotta. Così si sarà convinti che, ad esempio, il lavoro manuale o intellettuale è l’unico che fa per noi perché si è fatto sempre e solo quello. Magari è proprio così, le nostre attitudini sono quelle e rendiamo meglio in un campo lavorativo rispetto a un altro. Ma ciò che consigliano gli esperti è di scavare in se stessi per conoscersi meglio e valutare oggettivamente i propri limiti e le proprie potenzialità. La crisi può essere vissuta come occasione per reinventarsi. Singolare che i cinesi utilizzino lo stesso ideogramma per indicare le parole crisi e opportunità. L’ambizione è anche una componente vitale. Un recente studio svizzero, condotto dai ricercatori Claudia Harzer e Willibald Ruch, ha rilevato come il lavoro ideale sia quello che rispecchia carattere, passioni e ambizioni.
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